C’era una volta l’Eroe dei due mondi, barba folta e sguardo severo, che portava il vento della libertà tra i popoli in lotta per l’indipendenza e la giustizia. Come tutte le storie scritte dai vincitori, l’agiografia prese presto il sopravvento sulla verità, trasformando in favola epica anche le macchie, gli errori, le scelte tragiche che hanno costruito nuove oppressioni e nuove ingiustizie.

Ma chi sono oggi gli eroi dei due mondi? Innanzitutto è un eroe comune con una storia singolare, anonima per chi non vuol vedere, che sfida i muri e i lager della “fortezza Europa”, in fuga dalla povertà e dalle guerre globali, ma anche dall’esclusione sociale che colpisce le nostre periferie.

Poco più in là, c’è una eroina costretta a sopravvivere in una città dal governo ostile, che sbarca il lunario tra mille lavori precari, che vorrebbe un salario dignitoso, che difende un consultorio a rischio chiusura, che stenta a pagare l’affitto di una casa in mano alle banche. Eroina anche dentro le mura domestiche, che spesso si trasformano in campo di guerra, tra lavoro riproduttivo e le pretese di qualche maschio dal vizio proprietario.

Nelle vicinanze, si vedono altri piccoli eroi, giovani e giovanissimi, espulsi dalla formazione pubblica, selezionati e impacchettati come un prodotto sugli scaffali del “libero mercato” e della “meritocrazia”, parole corrotte che servono soltanto a riprodurre le differenze di classe.

La verità è che tutti questi eroi del nostro tempo si sono stancati di esserlo. Vorrebbero una città accogliente a misura di bambino e bambina, senza confini, dove al posto della competizione selvaggia ci sia cooperazione e solidarietà, dove sia possibile lavorare senza padroni, immaginare un welfare autogestito e una cultura espressione della intelligenza collettiva, una scuola pubblica fatta di incontro e non di gerarchie. Una città in cui imparare una genitorialità condivisa e una piena libertà sessuale e di genere.

Questi piccoli grandi (non)eroi hanno (ri)trovato una bellissima casa e uno splendido parco dove, tanto tempo fa, si mormora abbia dimorato il nonno dalla storia controversa e mai pacificata.

Come tanti altri luoghi di questa città, anche questo rischia di finire sotto la scure di una legalità senza giustizia, costruita su misura per ricchi e potenti. In fin dei conti, si tratta di una storia che ci offre un buon pretesto sul presente, un’occasione su cui giocare per inventare nuove storie ribelli: senza fortezze, senza eserciti, senza padroni, senza patriarchi.

Quello che ci interessa è riaprire le porte e le finestre di questo Casale, far circolare nuova aria e nuove idee. A partire da una festa dedicata ai non-eroi di tutti i colori, di tutte le età, di tutti gli amori, che non si sono arresi al deserto imposto dai cattivi eroi della rendita e della politica.

Per riconsegnare alla città del comune un nuovo-antico spazio di solidarietà e mutualismo.