Il quartiere Casilino 23, oggi Villa de Sanctis, nasce negli anni Settanta, in una zona cuscinetto tra Centocelle e Torpignattara. Zona di edilizia sovvenzionata e di cooperative, che iniziano a costruire in quella lingua di terra lambita ad est dai borghetti dei baraccati di Villa Gordiani. Tra via Casilina e viale della Primavera si sviluppa un quartiere-paese, in cui le strade prendono i nomi dei maggiori autori della tradizione musicale romanesca. «Nel costruire il suo gioco urbanistico» – raccontano gli architetti di strada Rossella Marchini e Antonello Sotgia – «Ludovico Quaroni ha pensato ai bastoncini dello Shanghai. Una volta gettati sul terreno, la punta di quelle case guarda a un centro indefinito, lontano, che ‘tiene’ la loro disposizione a raggiera».

All’inizio degli anni Ottanta si sviluppa un piano urbanistico integrato, tra edilizia residenziale “di qualità”, spazi verdi, strutture sportive, servizi, scuole. A questo pacchetto, negli anni, si aggiungono due luoghi inventati dal basso da un ricco tessuto sociale e politico. Al confine estremo, nel nucleo storico di Centocelle vecchia, troviamo l’ex Casale Falchetti, occupato nella primavera del 1999, testimone ideale del vicinissimo Teatro Centocelle, nato nei primi anni Settanta in seguito all’occupazione delle case di via Carpineto. Lo spazio scenico si sviluppa in un vecchio garage in disuso e, nel giro di pochi anni, entra di diritto nel circuito culturale alternativo, ospitando un famoso concerto di Francesco De Gregori (a seguito del quale si tenne un “dibattito” infuocato sul ruolo dei cantautori italiani nel movimento).

Nel 1988, al centro del quartiere, in via Romolo Balzani – l’autore di “Barcarolo romano”, “Ninetta affaccete”, “L’eco der core” – viene occupato Casale Garibaldi, una vecchia struttura rurale con annessa area verde, intitolata all’ubiquo generale per via della (ricorrente) leggenda di un suo presunto fugace pernot – tamento. Già negli anni Settanta, collettivi autonomi e comitati di quartiere avevano rivendicato l’utilizzo sociale del casale. A metà Ottanta la struttura, di proprietà della Provincia, viene inclusa in un progetto di ristrutturazione e riqualificazione che riguarda altri immobili pubblici.

Davanti ai ritardi e al silenzio dell’amministrazione, il 28 dicembre 1988, finisce la pazienza degli abitanti e saltano i lucchetti del cancello. L’occupazione è promossa dall’Associazione P.P. Pasolini, affiliata all’Arci di Roma, interfaccia culturale di un’eterodossa esperienza di partito di zona, legata (soprattutto) alla componente ingraiana del Pci e a un nucleo “ribelle” della Fgci, che negli anni seguenti contribuirà all’esperienza di diversi centri sociali romani. La sezione di Tor de’ Schiavi si presenta all’epoca come una sorta di “spazio sociale”, con una sala prove, diversi corsi e attività culturali. Non è un caso che attorno al 1997 proprio questo circolo eterodosso ospita un laboratorio di inchiesta sul lavoro precario tenuto dal “sovversivo” Toni Negri (evento che si replica tre anni dopo proprio al Casale Garibaldi).

L’occupazione del casale, a poco meno di un anno dalla caduta del Muro, rappresenta quindi il tentativo generoso e coraggioso di traghettare (e contaminare) un pezzo di militanza comunista di base, ancora radicata nelle periferie romane, in una nuova sperimentazione sociale. Il primo anno di attività è un lungo braccio di ferro con la giunta provinciale per la chiusura dei lavori e il riconoscimento politico dell’occupazione. Un anno di incontri pubblici, eventi culturali e politici, iniziative per bambini, concerti, che si conclude nel 1990 con un affidamento temporaneo, di tre anni, a un coordinamento di associazioni del quartiere, riunite nella neonata Associazione culturale Casale Garibaldi. In questo modo, la ricchezza dell’autogestione viene sacrificata sull’altare della “rappresentanza democratica”. Molti occupanti decidono di restare, altri prendono le strade che portano al Corto Circuito e al Forte Prenestino.

Fin da subito la vita sociale dello spazio è attraversata da due anime in conflitto, in una dialettica che resterà irrisolta. Da una parte, una composizione giovane e precaria che a partire dalla produzione culturale e dai primi tentativi di “welfare dal basso” inventa una sua specifica politicizzazione: teatro e cinema, sala musica e concerti, eventi sulle controculture “di strada” e una scuola di italiano per i migranti del post Pantanella. Dall’altra, un pezzo di rappresentanza del Terzo settore, interessato più alla costruzione di una utenza generica e di servizio. Nonostante queste fortissime contraddizioni, si sviluppa un laboratorio culturale ricco di iniziative, campagne e progetti sociali.

Da qui nasce l’incontro con il Coordinamento dei centri sociali e delle associazioni di base che a Roma, a metà degli anni ’90, a partire dalla difesa degli spazi, si interroga sul disegno della città, sull’utilizzo del patrimonio pubblico e privato, sui prototipi di nuovo welfare e autogoverno. Un campo di ricerca che porterà all’approvazione della Delibera di iniziativa popolare n. 26/1995. Ma si tratta anche della generazione che si forma compiutamente nei distretti culturali e artistici, nei bacini produttivi del lavoro di cura e di assistenza, come nella promozione dei diritti di cittadinanza. Sono gli anni della legge 285 che istituisce il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza.

Nel Casale, tra il ‘95 e il ‘97, nasce uno dei nodi della Rete dei disoccupati e precari Roma sud-est, che successivamente entrerà nel movimento delle “Tute bianche”. Nel 1998, anche questo spazio contribuisce alla straordinaria esperienza di “Piazza Kurdistan”, per la liberazione di Öcalan, ospitando in quei giorni infuocati centinaia di donne e uomini curdi. Sono anni di festival musicali (“Suburbia Rock”) e rassegne cinematografiche (“Pasoliniana”, in occasione del ventennale dell’assassinio di Pasolini), serate spremute dai ritmi in levare con i punk e gli skin di Valerio Marchi, corsi popolari sulle energie rinnovabili, lezioni dell’Università degli adulti e della terza età, percorsi di inclusione sociale con gli abitanti dei campi rom di zona, grazie anche all’impegno incredibile di Simonetta Salacone e della sua scuola, la Iqbal Masih. Anni di corpo a corpo quotidiano contro le campagne razziste di Alleanza nazionale, che nel febbraio del 2000 viene cacciata dalla piazza del quartiere da una grande mobilitazione cittadina.

Sul finire dei Novanta, lo scontro interno si risolve in una serie di diserzioni personali e collettive, ma anche nuove avventure militanti (l’occupazione dell’ex Casale Falchetti). Negli anni Zero, nonostante alcune importanti eccezioni (il rapporto con le scuole, la gestione pubblica del parco, la sala prove), si afferma una gestione che progressivamente riduce lo spazio a un’offerta neutra di “servizi culturali”. La partecipa – zione precipita, si alza l’età media degli “utenti”, aumentano le pressioni e le ingerenze partitiche. Dal 2001 si susseguono una serie di concessioni e convenzioni, fino al bando pubblico del 2011, vinto dalla stessa Associazione Casale Garibaldi.

La scadenza dell’affidamento, a maggio 2017, arriva in una situazione di profonda incertezza politica, con l’aggressione neoliberale della Delibera 140 del Commissario Tronca e la crisi finale della vecchia gestione. E così si decide di rilanciare una scommessa pubblica, di difendere questo patrimonio della città dalle mire speculative politiche e commerciali. Si scommette su un nuovo progetto politico di autogestione che, con umiltà e realismo, prova a misurarsi con le trasformazioni della città e delle forme della militanza, dentro la crisi economica e sociale più pesante degli ultimi 50 anni.

La sfida viene raccolta da un gruppo trasversale dal punto di vista generazionale, sociale e biografico, che mescola studenti e precari over 40, ex occupanti della prima ora e nuove leve, coppie con prole e single a tempo determinato. La nuova assemblea si differenzia dal classico collettivo politico: scarse risorse di tempo, impossibilità di un intervento generalista, costante selezione dei progetti e delle campagne. La faticosa ricerca di una “organizzazione” che faccia i conti, ogni giorno, con le impellenze dell’asilo nido, le alzatacce per i tirocini post laurea, la rincorsa ai committenti per qualche mancia arretrata.

Paradossalmente, l’obiettivo diventa ambizioso: tenere insieme forme di vita e impegno politico, produzione culturale e servizi autorganizzati, mutualismo e “genitorialità condivisa”. “Common at work” è la definizione del nuovo spazio, per riscoprire la natura cooperativa e produttiva dello stare insieme, contro gli egoismi proprietari e i muri di ogni tipo. Nello scorso ottobre, il passaggio formale di consegne, con le dimissioni delle vecchie associazioni, a eccezione della P. P. Pasolini, che resta a disposizione del nuovo percorso come stru – mento di garanzia politica e memoria storica dell’occupazione del 1988.

Il 28 maggio 2017 inizia la seconda vita di Casale Garibaldi, con l’avvio della collaborazione con il mercato contadino terra/ Terra, il murale di Alice Pasquini e una programmazione attenta alle esigenze dei più piccoli, ma non solo. Da lì, mesi intensi per riconsegnare lo spazio alla città e ai movimenti, per aprire le finestre, dipingere i muri, costruire banconi e spazi abitabili da tutti, inventare progetti in una nuova stagione di politicizzazione. Con la testa e il cuore rivolti alle suggestioni dei movimenti globali femministi (Non una di meno) e alle sperimentazioni mature di mutualismo (CLAP, Camere del lavoro autonomo e precario).

Oggi il quadrante di Roma est è attraversato da processi ambi – valenti di “gentrificazione”, che partono dalla movida militarizzata del Pigneto, passano per la Torpignattara meticcia e si espandono verso Centocelle, la nuova frontiera del consumo culturale giovanile, dei locali vegani, delle birrerie artigianali, delle trattorie “come si mangiava una volta”, dei dj set come se piovesse e dei cari vecchi live punk e rock. Un triangolo urbano che accoglie giovani ma non solo, precari di ogni risma, famiglie in progress, studenti e studentesse espulsi dagli affitti usurai della zona universitaria, migranti di seconda e terza generazione, ex ceto medio e pensionati scaraventati in basso e in competizione con poveri e migranti.

Un territorio ricco di risorse e opportunità, legate ai circuiti culturali, alle esperienze scolastiche di avanguardia, a una diffusa presenza di spazi sociali, comitati, gruppi di donne molto attive nei quartieri. Ma anche un territorio al centro di un’offensiva politica, ideologica e di egemonia che prova ad aizzare lo scontro orizzontale. In basso, tra le strade dei fiori e dei cantori della Roma sparita, si prova a resistere immaginando un’altra città.

Articolo di Extracittà

ESPERIENZA STORICA DELL’ASSOCIAZIONE

L’esperienza storica e progettuale* si può dividere – sinteticamente – in quattro fasi: dall’occupazione alla costituzione dell’Associazione (1988-1993); il consolidamento (1994-2010); la convenzione municipale (2011-2016); il rilancio e la nuova organizzazione (2017-2023).

1. La prima fase è segnata da iniziative di informazione e di socialità, allo scopo di far emergere la natura della vertenza iniziata il 28 dicembre 1988, per il recupero di un immobile abbandonato da tempo, su cui pendeva un progetto di ristrutturazione fermo da diversi anni: proiezioni di film per bambine e bambini; una campagna a sostegno della popolazione civile dell’Armenia, colpita da un forte terremoto il 7 dicembre dello stesso anno; la costruzione della sala musica con i corsi, aperta ai gruppi della periferia Est e gli eventi mensili musicali; la campagna “Adotta un albero”, che prevede la messa a dimora di centinaia di alberi tramite l’attivazione degli abitanti del quartiere; il primo Laboratorio teatrale che coinvolge decine di giovani e meno giovani; i laboratori di ballo; le prime attività artigianali e di auto-formazione. Di grande importanza l’evento “La periferia fa centro”, che rappresenta la sintesi “programmatica” del percorso sociale e culturale di Casale Garibaldi. Infine, da sottolineare gli interventi di manutenzione e per migliorare l’accoglienza degli spazi, sia interni che esterni, attraverso un duro lavoro quotidiano e volontario.

2. Dal 1994 si consolidano le attività e i progetti della neo-nata Associazione Culturale Casale Garibaldi, coordinamento di associazioni e comitati, nata nel 1993: il laboratorio di cinema “Tod Browning”,  l’Università degli adulti e della terza età, percorso di formazione popolare (archeologia, storia dell’arte, storia, letteratura italiana, psicologia-meditazione, lingua inglese, spagnolo e tedesco); l’appuntamento periodico di “Conoscere l’autore”, legato alla produzione editoriale; la scuola di italiano, destinata ai migranti che in quegli anni iniziano ad arrivare nel nostro Paese a seguito delle crisi economiche e delle guerre in corso (Senegal, Bangladesh, Nord Africa, ecc.); le iniziative per i venti anni dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini (“Pasoliniana”); i nuovi corsi di informatica, scacchi per bambini, shiatsu, ginnastica dolce, yoga, pittura, ceramica in collaborazione con il CIM Usl Roma4, taglio e cucito;  i percorsi di integrazione e inclusione, all’infanzia in particolare, grazie alla collaborazione con la scuola Ferraironi, destinati agli abitanti del campo rom di Via dei Gordiani; il primo Festival “Suburbia”, dedicato ai gruppi rock e pop della città (1995). Infine le tante iniziative di solidarietà con i popoli del mondo: prima con Cuba e poi, tra fine ’98 e inizio ’99, con i rifugiati curdi.
3. Questa fase è segnata dal Bando Municipaledel 2010 che coinvolge gli spazi di Casale Garibaldi, a distanza di quasi 22 anni dall’inizio della mobilitazione territoriale e cittadina per restituirlo a un utilizzo pubblico e sociale. Il progetto presentato dall’Associazione esprime tutta la ricchezza di una storia collettiva fatta di partecipazione, attivazione culturale e protagonismo sociale, che alla fine risulta vincitrice. In questo passaggio si consolida il pacchetto di attività e corsi e arrivano nuove progetti: tai chi chuan, enologia, micologia, fotografia, primo soccorso. Si festeggiano i 20 anni dall’occupazione con una serie di eventi artistici: rassegne cinematografiche, teatro, incontri. Si rafforzano i legami territoriali con le scuole, gli enti locali e le realtà del terzo settore. Si organizzano i primi carnevali multietnici, i convegni sulla riprogettazione urbana, le prime Notti bianche con il Muncipio VI. Sulle spalle dei soci ricade tutto il lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria: potature del verde, interventi di recupero, ristrutturazione e impermeabilizzazione dei muri, dei soffitti e del tetto, messa in sicurezza delle strutture esterne, ecc. Lo spazio, privo di barriere architettoniche, è accessibile a tutte le persone con disabilità.

4. Alla scadenza della Convenzione, maggio 2017, l’Associazione vede una rinascita con il rinnovo delle cariche e la partecipazione di una nuova generazione di soci e attiviste: un passaggio di testimone di una lunga storia che fa i conti con le trasformazioni sociali del presente, le nuove sfide di un’epoca segnata da una crisi economica molto forte. Nonostante lo status normativo incerto e precario – la vecchia convenzione è scaduta e del nuovo bando non si vede ombra – decidiamo di restare in “custodia sociale” per tutelare un bene comune urbano dall’abbandono e dall’incuria, aprendo una interlocuzione permanente con il Municipio, sia con gli organi politici che tecnici e amministrativi. 

Le storiche attività del Casale vengono integrate con nuovi progetti che mettono al centro mutualismo, autogestione, tutela dei più deboli, inclusione, pratiche di accoglienza, produzione culturale innovativa: lo sportello di primo contatto per lavoratori precari, disoccupati, lavoro povero in generale (in collaborazione con le CLAP); l’appuntamento mensile dei mercati a chilometro zero e legati alle produzioni biologiche (“terra-TERRA” e “STRAmercato”); il servizio di sostegno scolastico; un progetto di orientamento sanitario e sostegno psicologico per migranti e rifugiati (Nodo Sankara); spazi dedicati al gioco di bambine e bambini; cicli di incontri sulle trasformazioni urbane e sociali della città (“Periferie contro Roma”, “Lungo i bordi”); eventi performativi, teatro, video mapping, reading, spettacoli dal vivo (“SARAU”), laboratori musicali; lavoro di rete con gli insegnanti delle scuole vicine e con i comitati di genitori; convegni e assemblee nazionali su welfare e nuovi diritti; iniziative promosse dalle reti studentesche di zona (Liceo Kant, Liceo Francesco D’Assisi, Lice Benedetto da Norcia, Liceo Croce, ecc.); una vasta e ricca produzione di eventi artistici, performativi, culturali, di sperimentazione e di cross over tra diverse discipline del contemporaneo.

La crisi pandemia non ci coglie impreparati: dal punto di vista sociale, ci attiviamo con altre associazioni nel lavoro di raccolta e distribuzione di beni alimentari, medicine, ecc per le famiglie più povere del municipio (“Uniti e solidali”); dal punto di vista programmatico, superato il picco, proponiamo una serie di attività e laboratori ludico-artistico-ricreativi per adolescenti e ragazze colpite dagli effetti sociali e psicologici della pandemia (“EduCare”). La fine del picco pandemico ci consente di riprendere le attività con un carico di responsabilità maggiore, frutto delle ferite dei due anni precedenti e della crisi economica sempre più forte. Con questo spirito intendiamo valorizzare la lunga storia di Casale Garibaldi segnando con più forza la vocazione solidale, mutualistica, inclusiva dello spazio e dell’Associazione.